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| Scheda film |
Buonasera gente, quanto mi siete mancati. Finalmente sono tornata, più carica che mai, negli ultimi mesi il blog era diventato il mio rifugio dalla quotidianità, e stargli lontano non è stato facile, ma mi ha fatto comprendere quanto io abbia bisogno di mettere nero su bianco, di parlare di libri e cinema, ogni fibra del mio corpo ha sofferto l'astinenza dal "Whisper".
Ora basta chiacchiere, non devo pensare al fatto che tra due giorni ho un esame, e concentrarmi finalmente su una recensione per me molto importante, quella sul capitolo finale dello Hobbit:
Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate (4/5)
Nella camera risuona la voce di Billy Boyd che canta "The last goodbey" è l'atmosfera ideale per scrivere due parole su un film, su una saga che per me significa moltissimo.
La prima volta che ho messo piede nella Terra di Mezzo avevo probabilmente dieci anni, ero a casa di un'amica che aveva il dvd, rimasi affascinata dai suoi paesaggi da sogno, con tutte quelle razze che sino a quel momento avevano semplicemente incontrato tra le pagine dei miei amati libri, ora erano lì dinanzi a me in carne ed ossa. Naturalmente ero terrorizzata dai suoi posti lugubri e pieni di pericoli, ma non avevo paura sapevo che rimanendo con la "compagnia dell'anello" non mi sarebbe successo niente. Queste erano le fantasie di una bambina, che crescendo ha imparato ad apprezzare il grande genio che si cela dietro questo straordinario mondo "Tolkien". Come può un sol uomo aver creato tutto questo?!
Una volta detto addio alla prima trilogia non credevo che a distanza di anni, durante i quali il mio amore per il cinema era cresciuto incredibilmente avrei fatto ritorno nella "Terra di Mezzo", ho passato i pomeriggi gustandomi i vlog di Peter Jackson è stato come essere un membro della sua troupe. Per tre natali di fila l'appuntamento con lo Hobbit era per me un grande traguardo: ho seguito questa seconda trilogia con il mio fidanzato. Quando siamo andati a vedere il primo film non stavamo insieme da molto, e ritrovarci ogni anno in quella stessa sala era per me motivo di gioia: noi eravamo ancora lì, insieme, a vivere una grande avventura con Bilbo e gli altri.
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| Indossato al cinema |
Questo capitolo finale mi ha lasciata senza parole, non posso fare appello alla mia razionalità ed obiettività parlandovene, sarebbe una sfida persa in partenza.
La regia di Peter Jackson mi è piaciuta, nessuno conosce quest'universo come lui, la sua seconda casa, miglior guida in questo viaggio non poteva esserci.
Martin/Bilbo come al solito è stato impeccabile, lo abbiamo conosciuto nelle vesti di Hobbit solitario e scontroso e lo abbiamo visto divenire un Hobbit disposto a tutto per i suoi amici. Richard/Thorin (per cui ho segretamente una cotta), per ritrovare se stesso ed essere il leader di cui i nani avevano bisogno, ha dovuto combattere contro il demone dell'avidità che si era annidato in lui.
Gli elfi lasciatemi dire che sono incantevoli, la loro è una bellezza da temere, poiché dietro a quelle sembianze angeliche si cela un popolo potente che il più delle volte tiene imbrigliate le proprie emozioni, per loro sintono di fragilità. Ovviamente ci sono le eccezioni, abbiamo Legolas - personaggio che amo - e Tauriel protagonista dell'unica storia d'amore che ci farà palpitare nel corso del film (lei mi ha fatto sentire meno la mancanza di Arwen).

