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venerdì 3 marzo 2017

Jhollywood - Recensioni: "Jackie" & "Manchester by the Sea"



Buonsalve Whispers, questa sera ho per voi due recensioni cinematografiche, spesso torneranno anche quelle dedicate ai romanzi letti di recente. Entrambi i film hanno avuto nomination per gli Oscar, ma solo la seconda pellicola, che a me non è piaciuta ha portato a casa una delle statuette più importanti. Vi lascio al resto del post, fatemi sapere se avete visto questi due film.
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Jackie
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Jacqueline Kennedy aveva solo 34 anni quando suo marito venne eletto Presidente degli Stati Uniti. Elegante, piena di stile ed imperscrutabile, divenne immediatamente un'icona in tutto il mondo, una delle donne più famose di tutti i tempi. Poi, il 22 Novembre 1963, durante un viaggio a Dallas per la sua campagna elettorale, John F. Kennedy. Quando Jackie salì sull'Air Force One per tornare a Washington, il suo mondo - così come la sua fede - erano andati in pezzi. Sotto choc e sconvolta dal dolore, nel corso della settimana successiva fu costretta ad affrontare momenti che non avrebbe mai immaginato di dover vivere: consolare i suoi due bambini, lasciare la casa che aveva restaurato con grande fatica e pianificare le esequie di suo marito. Jackie capì subito però che quei sette giorni sarebbero stati decisivi nel definire non solo l'immagine e l'eredità storica di John F. Kennedy, ma anche come lei stessa sarebbe stata ricordata.

Recensione
"Jackie" è un biopic molto intenso e difficile da digerire, durante tutta la visione lo spettatore non può mai prendere "una boccata d'aria". La pellicola è una lunga e dolorosa sinfonia del dolore, gli archi, alternando note stridenti ad altre più melodiose, vanno a colmare il vuoto causato dalla "perdita".

Natalie Portman
è straordinaria, ineccepibile lo studio meticoloso fatto sul personaggio, ogni movimento, ogni parola, ogni sguardo ritrae alla perfezione il doppio volto di Jackie: moglie e madre prima, First Lady poi. Ha trascorso solo due anni alla Casa Bianca, eppure notiamo la sua crescita, dinanzi alle telecamere all'inizio appare impacciata ed a disagio, successivamente, nei giorni più bui, dinanzi alla nazione ha un portamento fiero e composto. 
Il gioco di primi e primissimi ci permette di cogliere ogni sfumatura della sua sofferenza, severa e controllata in pubblico, devastante nel privato. Ridotta, ovviamente, al minimo la presenza di JFK, le poche volte che appare è sempre defilato, l'attenzione dello spettatore è calamitata dalla presenza magnetica di Jackie; il resto dei personaggi sono un semplice contorno. 

Ho apprezzato la narrazione strutturata su più piani temporali, anche se a mio avviso manca qualcosa: com'è nata la storia tra Jackie e John? Forse avrebbero potuto soddisfare questa mia curiosità, raccontando attraverso Jackie l'amore prima della presidenza, prima che tutto cambiasse.
Le immagini di repertorio ed il tour della casa bianca fatto da Jackie/Portman in bianco e nero hanno reso il montaggio più autentico.

Tenace, fragile, elegante, tormentata ed innamorata, tutto questo è la Jackie della Portman. 
Questo film racconta la storia di una donna che ha voluto, come ultimo atto d'amore, imprimere nelle menti degli americani, e di tutto il mondo, il ricordo di suo marito John Fitzerald Kennedy.

martedì 7 febbraio 2017

Jhollywood - Recensioni flash "La battaglia di Hacksaw Ridge" & "Split"

Buonsalve Whispers, finalmente posso urlarlo al mondo: ho finito gli esami, ancora non mi sembra vero, finalmente intravedo il traguardo. Volevo condividere con voi questa grande gioia.
Ora veniamo a noi, anche questa sera per la rubrica #Jhollywood vi auguro la buonanotte con due recensioni cinematografiche, la prima è quella di un film che ha ricevuto molte candidature per gli oscar, la seconda riguarda, invece, una pellicola che ha diviso il pubblico. Taglio corto, vi lascio al resto del post. Fatemi sapere se avete visto queste pellicole o se desiderate andare a vederle.

La battaglia di Hacksaw Ridge
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1942, il giovane Desmond Doss, obiettore di coscienza per motivi religiosi e figlio di un veterano della Prima Guerra Mondiale, decide di arruolarsi per servire il proprio Paese. Dopo un addestramento duro e a tratti umiliante, viene ufficialmente designato come soccorritore nella cruenta battaglia di Okinawa. Senza mai imbracciare un arma, Doss dimostrerà a tutti di essere un grandissimo eroe salvando la vita a 75 uomini e diventando il primo obiettore insignito della Medaglia d’Onore del Congresso, la più alta onorificenza militare Americana. [Trailer]

Recensione  La battaglia di Hacksaw Ridge, film candidato a sei premi oscar, è paragonabile ad un pugno nello stomaco, un film che dilania l'animo dello spettatore. 
Uno dei meriti del cinema è proprio quello di portare alla luce le storie di grandi uomini, sfortunatamente rimasti defilati tra le pagine della storia. 
La pellicola racconta la vicenda del soldato Desmond Doss, obiettore di coscienza, partito per il fronte disarmato, e che è riuscito a salvare più di settanta uomini senza fare distinzione tra commilitoni e nemici. 
Un incosciente? Un folle? No, un uomo dall'immenso coraggio.
Il primo tempo ha una narrazione lineare, in cui spicca una venatura ironica che ho molto apprezzo. Una fotografia luminosa incornicia una toccante storia d'amore e di fede nate in tempo di guerra. Questo, però, è solo l'inizio, la calma prima della tempesta. 
Il secondo tempo, infatti, è scandito da lunghe e drammatiche sequenze di guerra, fatte di esplosioni, corpi dilaniati e disperazione. La fotografia, ora, si spegne, si sporca di polvere, sangue e morte. Allo spettatore non è mai concesso un momento di tregue. La battaglia è dipinta nella sua cruda realtà.
Andrew Garfield è straordinario, mi ha conquistata, emozionata fino alle lacrime. L'ho lasciato supereroe adolescente da cinecomic, e l'ho ritrovato uomo, eroe nell'accezione più nobile del termine. Quello che mi ha più affascinata della sua interpretazione sono gli occhi grandi. All'inizio lo sguardo è sornione, divertito, quello di un ragazzo come tanti, poi, ad un tratto, si fa serio, più consapevole, i suoi occhi divengono per i compagni fonte di coraggio e speranza.
Promuovo a pieni voti tutto il cast.
Le immagini di repertorio che precedono i titoli di coda sono il colpo di grazia per lo spettatore, degna conclusione per un grande film. Impossibile trattenere le lacrime.
Mel Gibson con questa pellicola cerca la redenzione, il perdono, vuole riconquistare il pubblico con una storia dal grande impatto emotivo.

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Split
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Anche se Kevin (James McAvoy) ha mostrato ben 23 personalità alla sua psichiatra di fiducia, la dottoressa Fletcher (Betty Buckley), ne rimane ancora una nascosta, in attesa di materializzarsi e dominare tutte le altre. Dopo aver rapito tre ragazze adolescenti guidate da Casey (Anya Taylor-Joy, The Witch), ragazza molto attenta ed ostinata, nasce una guerra per la sopravvivenza, sia nella mente di Kevin – tra tutte le personalità che convivono in lui - che intorno a lui, mentre le barriere delle le sue varie personalità cominciano ad andare in frantumi. [Trailer]

Recensione • Split è una che film che inganna il pubblico, lo disorienta.
Lo spettatore crede di vedere un thriller/psicologico, quasi tutta la sceneggiatura rimane fedele a tale genere, ma ecco che d'improvviso avviene un cambio di rotta. La pellicola si tinge di venature paranormal/horror, genere caro al regista Shyamalan, tale svolta può piacere ad alcuni ma deludere quanti speravano di vedere un copione ancorato al mondo reale.
Mi ha affascinata, ma ancor più spaventata, la tematica principale del film: il disturbo dissociativo della personalità. 
James McAvoy con la sua schiera di personaggi è diabolicamente affascinante, magnetico. Pochi attori possono accettare e poi vincere una sfida così complessa e seducente. 
Perfetta per il ruolo anche la giovanissima Anya Taylor-Joy.
Il gioco di primi e primissimi piani conferisce alla narrazione un senso costante di angoscia, claustrofobia ed inquietudine. Il ritmo è sempre elevato, la maggior parte delle sequenze hanno luogo nello scantinato, un labirinto in cui lo stesso spettatore è un prigioniero.
L'epilogo può essere compreso a pieno solo da coloro che hanno visto un film di inizio millennio (no spoiler), io non rientro in questa fetta di pubblico.
3/4 di pellicola mi sono piaciuto moltissimo, il finale invece mi ha deluso.
Ora attendo con ansia la trasposizione cinematografica del romanzo "The Crowded Room", la vera storia di Billy Milligan, da cui Split ha solo preso spunto. Nei panni del protagonista ci sarà addirittura Leonardo DiCaprio.
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giovedì 2 febbraio 2017

Jhollywood - In corsa per l'Oscar - Recensioni flash "La La Land" & "Arrival" (no spoiler)

Buonasera Whispers, perdonate la poca presenza, ma a giorni ho l'ultimo esame, sono certa possiate capire. Ovviamente quando ho una serata libera mi dedico a voi, in questo post voglio parlarvi degli ultimi due film che ho visto, che hanno ottenuto diverse nomination ai prossimi oscar: La La Land e Arrival. Non aggiungo altro, spero solo che le recensioni possano piacervi, il mio stile è ancora acerbo ma spero di migliorare. Fatemi sapere le vostre opinioni se avete visto i film, o se desiderate andare a vederli.
La La Land
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La La Land racconta un'intensa e burrascosa storia d'amore tra un'attrice e un musicista che si sono appena trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Mia è un'aspirante attrice che, tra un provino e l'altro, serve cappuccini alle star del cinema. Sebastian è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Dopo alcuni incontri casuali, fra Mia e Sebastian esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando iniziano ad arrivare i primi successi, i due si dovranno confrontare con delle scelte che metteranno in discussione il loro rapporto. La minaccia più grande sarà rappresentata proprio dai sogni che condividono e dalle loro ambizioni professionali.

Recensione "La la land" è un capolavoro, azzardato iniziare una recensione in questo modo, ma è una pellicola che mi è piaciuta sotto ogni punto di vista. 
Damien Chazelle, il giovane e talentuoso regista, ha diretto uno splendido omaggio alla vecchia Hollywood. Sono tante le citazioni che impreziosiscono questa pellicola, due fra tutte Mouline Rouge e Singin' in the Rain, Alcune inquadrature dal sapore retrò mi hanno riportata alla mente i film del passato. "La la land" è la dichiarazione d'amore di Chazelle verso la settima arte.
In questa pellicola duettano cinema e teatro, su queste stesse note danzano un indimenticabile passo a due sogno e realtà"La La Land" è un film dai toni nostalgici, un film in cui gli anni 50/60 si fanno strada nel nuovo millennio, un film senza tempo. 
La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, è lineare, semplice, qualcosa di già visto potranno obiettare molti. Gli stereotipi, inseriti nella cornice di una favola dal gusto dolce/amaro, appaiono novità. Questo film racconta le vite di due ragazzi che inseguono i loro sogni, il destino li fa incontrare, innamorare perdutamente, l'io lascia il posto a noi, quel noi però implica delle scelte.
Emma Stone, una delle mie attrici preferite, è sensazionale, ipnotica, magnetica, in questa parte dimostra di essere un'artista completa. Lei è la papabile vincitrice da battere. Ryan Gosling è affascinante, convincente, il ruolo gli calza a pennello, ma a mio avviso è oscurato dalla Stone.
La fotografia rapisce sin da subito, ogni sequenza è un'incantevole tela dipinta, un tripudio di colori. Le musiche sono straordinarie, Justin Hurwitx ha composto una colonna sonora memorabile. Gli intermezzi canori non sono così tanti come si potrebbe immaginare.
Correte a vedere questo film, potrebbe persino piacere a chi non ama i musical. Questa piccola merita la vostra attenzione, non giudicatela prima di averla vista.

Questa pellicola è l'ideale per gli amanti della settima arte, perfetta la dedica sulla locandina "ai folli e ai sognatori".

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Arrival
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Quando un misterioso oggetto proveniente dallo spazio atterra sul nostro pianeta, per le susseguenti investigazioni viene formata una squadra di élite, capitanata dall'esperta linguista Louise Banks. Mentre l'umanità vacilla sull'orlo di una Guerra globale, Banks e il suo gruppo affronta una corsa contro il tempo in cerca di risposte - e per trovarle, farà una scelta che metterà a repentaglio la sua vita e, forse, anche quella del resto della razza umana.

Recensione  Arrival, basato su un racconto dell'antologia Storia della mia vita di Ted Chiang, è il film che non ti aspetti, riduttivo definirlo solo fantascientifico, Villeneuve ha creato qualcosa di nuovo.
Lo spettatore si trova faccia a faccia con alieni più umani degli umani stessi. Niente scontri in stile "La guerra dei due mondi", niente devastazione o spargimento di sangue, qui gli scontri si combattono su un piano più elevato e raffinato: quello della comunicazione, tematica incuriosisce il pubblico sin dall'inizio.  
La sceneggiatura è ben scritta, non priva di pecche (non posso fare spoiler), ma lasciatemi dire che l'idea di fondo è geniale, solo chi ha visto il film può capire.Amy Adams è l'anima di questo film, i suoi silenzi, i suoi occhi ed la sua innata espressività parlano per lei. La Adams è una grande attrice privata di una meritata nomination. Jeremy Renner mi è piaciuto, ma il suo personaggio rimane nell'ombra.
Questo film è molto attuale, basta pensare alla dinamica tra le superpotenze, inevitabile una riflessione sul momento delicato che stiamo vivendo.
Alcune scelte registiche non mi hanno fatta impazzire, per esempio non ho apprezzato le messe a fuoco del solo personaggio principale nelle inquadrature in cui erano presenti più attori, probabilmente questo ha infastidito solo una neo-talpina come me. 
Le ultime sequenze riservano un colpo di scena sensazionale, amo quando i film mi spiazzano, ma per certi versi il finale l'ho trovato però un po' affrettato.
Giunti ai titoli di coda il pubblico era silenzioso, poi è iniziato il classico brusio post visione, in tanti facevano al vicino la stessa domanda: "qual è il senso del film?", anche io me la sono posta.
Interpretazione personale: Arrival non parla solo di comunicazione, ma anche di seconde occasioni, in modo assolutamente innovativo e sorprendente, su quest'ultimo punto non posso aggiungere altro, dovrei inevitabilmente fare degli spoiler.
Non è una pellicola perfetta, ma mi sento di consigliarla, merita una chance, statene alla larga se amate lo stereotipo dell'alieno dominatore.
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domenica 23 ottobre 2016

Recensione "Paper Magician" di Charlie N. Holmberg

Buon pomeriggio Whispers, in questa piovosa domenica d'autunno volevo trascorrere del tempo con voi parlando, anche quest'oggi, del primo romanzo del primo volume di una serie: "Paper Magician" di Charlie N. Homberg. Io l'ho desiderato a lungo, nutrivo aspettative altissime verso questo romanzo, una volta letta la trama ho pensato potesse essere una storia entusiasmante ed indimenticabile. Ingredienti: epoca vittoriana, una giusta dose di steampunk ed elementi urban fantasy. L'esito di questa ricetta ideata dalla Holmberg mi avrà soddisfatta? Aspetto i vostri pareri.

"Paper Magician" di Charlie N. Holmberg #1
Ceony Twill, giovane e talentuosa allieva dell’accademia di magia Tagis Praff, sta finalmente per cominciare l’apprendistato che la legherà per tutta la vita all’elemento magico che ha sempre desiderato. Eppure, contrariamente a quanto sognava, il suo destino non sarà scritto nel metallo ma sulla carta. Tra fogli che si animano dando vita a personaggi incredibili e storie fantastiche che la lasceranno a bocca aperta, toccherà allo stravagante mago Emery Thane convincerla delle qualità straordinarie di un elemento così delicato e allo stesso tempo prodigioso. Così, quando Lira, malvagia praticante di arti magiche proibite, priverà il maestro del suo cuore, Ceony per tenerlo in vita gliene confezionerà uno di carta, per poi volare sulle ali di un enorme aeroplanino all’inseguimento della perfida maga, verso un’avventura che porterà alla luce i ricordi più lontani e i segreti più taciuti, nascosti nell’angolo più remoto dell’anima.

lunedì 9 febbraio 2015

Il giorno in cui ho incontrato Eddie Redmayne + Recensione "La teoria del tutto"

Buonsalve Whispers, è stata una settimana molto impegnativa e carica di emozioni, ho appena chiuso i libri perché altrimenti mi si frigge l'ultimo neurone sopravvissuto a questa sessione. Questa recensione me la porto da un po', ho tentanto già una volta a scrivere qualcosa senza ottenere risultati soddisfacenti, perciò ci riprovo. Naturalmente sono ansiosa di sapere il vostro parere su questo film.
Io odio le recensioni lunghe, la mia questa volta lo è stata e mi scuso, ma avevo troppo da dire, spero abbiate il piacere di leggerla ed arrivare sino alla fine. Non succederà più: promesso.

Prima di parlarvi di questo film voglio condividere con voi uno dei ricordi più preziosi della mia vita.
Era il luglio del 2013, ero al Giffoni Film Festival, seduta dinanzi alla poltrona dove di lì a breve si sarebbe accomodato l'ospite internazionale. Ho atteso tanto quel momento, l'ho sognato fin da quando era stato annunciato sui social il suo arrivo in Italia. Tremavo, il cuore batteva forte, si è fermato per un istante quando lui è entrato in sala: Eddie Redmayne era lì, ad un passo da me. Solamente rievocare questo ricordo mi riempie di gioia, non potete vedermi ma ho un sorriso ebete stampato in volto. Ho ascoltato ammaliata ogni risposta che ha dato, il suo accetto british e la voce profonda sono musica per le mie orecchie. C'era tempo per un'ultima domanda, ho alzato la mano non credendo che mi avrebbero dato la parola ed invece mi sono trovata con microfono tra le mani.
Lui mi ha guardata negli occhi, per un attimo la mente mi si è annebbiata. Gli ho chiesto come si fosse preparato per interpretare un soldato della prima guerra mondiale in "Birdsong" miniserie poco conosciuta, con la quale mi ha toccato il cuore. Lui mi ha sorriso ed ha detto che oltre ad essersi documentato sul periodo storico, è andato in tunnel sotterranei per provare sulla propria pelle la sensazione tremenda che i militari vivevano quotidianamente.
E' come se mi avesse tenuta a battesimo con la mia prima conferenza stampa, spero un giorno di poterlo intervistare.

Recensione
Un film emozionante, commovente. Un'interpretazione sensazionale.

Ho aspettato tanto questa pellicola, ho contato i giorni che mi separavano da essa, come quando si attende di rivedere un vecchio amico dopo anni. Mi sono seduta sulla poltrona con il desiderio e la voglia di emozionarmi, e così è successo. La performance di Eddie è sensazionale, un'interpretazione che fa vibrare le corde più profonde dell'animo umano. 
Il regista Marsh, insieme a quanti hanno lavorato a questo straordinario progetto, si sono ispirati al libro scritto da Jane Wilde, uno dei pilastri nella vita di Stephen Howking, costruendo un film che conquista lo spettatore sin dalla prima sequenza: un uomo su una sedia a rotelle che gira in circolo nel soggiorno della sua casa.

Attraverso un flashback vediamo Stephen camminare sulle sue gambe per i corridoi del prestigioso college di Cambrige, dove sta portando a termine il suo dottorato in cosmologia. Ha tutta la vita dinanzi a sé, l'universo stesso sembra sorridergli, in attesa che quel ragazzo dallo sguardo sveglio ed il sorriso contagioso, possa scoprire i suoi misteriosi ed oscuri segreti.
La sua vita cambia quando incontra Jane, due mondi diversi che sembrano attirarsi l'un l'altro, lui scienziato ed ateo, lei studentessa di lettere e cattolica. Sono come il sole e la luna che si incontrano durante un'eclissi. E' colpo di fulmine, subito amore.
Quando tutto sembra andare per il meglio, ecco che la catastrofe si annida dietro l'angolo, in attesa di far piombare tutto nel caos, come una meteora devasta irrimediabilmente la vita della giovane coppia.
Stephen inizia ad accusare sintomi insoliti: la mano incerta scrive sulla lavagna lettere tremolanti, le gambe sembrano non reggere più il peso del suo corpo, più volte inciampa ma non dà peso a quanto accade, Ignora tutti i questi campanelli di allarme fin quando gli è possibile, fino al momento in cui crolla al suolo.
Stephen è affetto dalla malattia del motoneurone, gli restano solo due anni di vita, durante i quali perderà il controllo del proprio corpo e non potrà più parlare, appena appresa la diagnosi domanda se una simile sorte toccherà anche al suo cervello, il dottore lo rassicura a riguardo ma aggiunge che nessuno però potrà conoscere i suoi pensieri.
Qui Eddie ha superato se stesso, il modo in cui ha fatto divenire la malattia parte di sé è stato incredibile. Avrei voluto accarezzare la sua mano quando tentava di muoverla o essere la sua voce nei momenti in cui non riusciva a pronunciare alcun suono. La simbiosi che ho sentito con il personaggio è stata esclusivamente merito di Eddie, sin dal primo istante in cui appare nell'inquadratura riesce ad instaurare con lo spettatore un legame inscindibile.

Questo film è come un grande dipinto, nel quale convivono in perfetto equilibrio colori caldi e freddi, i primi predominano in scene dai toni più sereni per esempio durante il loro primo bacio o quando ha un'illuminazioni riguardante la sua teoria, i secondi caratterizzano episodi in cui il dolore muove le fila delle vite dei protagonisti per citarne un paio quando Stephen è in ospedale o quando si trova in una vasca. In questa scena lui non ha perso del tutto il controllo del suo corpo, si fissa la mano e tenta di muovere le dita senza riuscirvi, nel suo sguardo si legge la sofferenza di un uomo che sta iniziando a fare i conti con una sentenza atroce che non gli lascia via di scampo.
Jane appena apprende la notizia non ha dubbi: lei non abbandonerà Stephen, ha intenzione di vivere tutto il tempo che gli rimane accanto a lui. Felicity Jones è stata incredibile nel riportare sullo schermo l'immensa forza d'animo di questa donna, che ha rinunciato ad una vita "normale" per amore. Il suo coraggio e la dedizione che ha dimostrato nell'accudire Stephen mi hanno commossa. Questa è una storia d'amore, dai toni dolci ed amari che merita di essere raccontata.

lunedì 26 gennaio 2015

Recensione: "American Sniper"

Buonasera Whispers, sono stanca morta dopo un pomeriggio trascorso sui libri, intervallato da momenti in cui mi sono incantata a fissare il vuoto per attimi eterni (cosa non si fa pur di non studiare). Ho diverse recensioni arretrate, devo smaltirle altrimenti mi sommergeranno.

American Sniper
Protagonista di American Sniper è Chris Kyle, un U.S. Navy SEAL che viene inviato in Iraq con una missione precisa: proteggere i suoi commilitoni. La sua massima precisione salva innumerevoli vite sul campo di battaglia e mentre si diffondono i racconti del suo grande coraggio, viene soprannominato "Leggenda". Nel frattempo cresce la sua reputazione anche dietro le file nemiche, e viene messa una taglia sulla sua testa rendendolo il primario bersaglio per gli insorti. Allo stesso tempo, combatte un'altra battaglia in casa propria nel tentativo di essere sia un buon marito e padre nonostante si trovi dall'altra parte del mondo.

Recensione (3-)
Calma apparente. Sudore che imperla la fronte. Cuore che si ferma. Battiti che accelerano. Dito che preme il grilletto. Proiettile che sfreccia nell'aria. Bersaglio colpito. Sangue versato su un arido terreno. 

Il vero Chris Kyle
"American Sniper" è un film che mi ha scossa, e confesso che non mi aspettavo lo stato di trance che ha seguito la visione. Andiamo per gradi.
In molti si sono accaniti su questa pellicola, definendola l'ennesimo omaggio al paese su cui sventola bandiera a stelle e strisce. Fortunatamente c'è di più: c'è Bradley Cooper, la nota positiva del film.
Clint Estwood, il regista, ha si dipinto la figura di quello che è considerato un eroe degli Stati Uniti, ispirandosi alla sua autobiografia, ma non ha taciuto su quanto realmente è successo al fronte: sui centinai di iracheni da lui uccisi, mostrando la freddezza che il cecchino doveva avere anche quando il nemico era un bambino.

Chris Kyle è interpretato da Cooper, il quale si è relazionato con un ruolo molto delicato, non mi ha per niente delusa.
Nella prima sequenza ci troviamo in Iraq, poi tramite un flashback conosciamo il Chris ragazzo, il Chris giovane uomo che sogna di diventare cowboy. Solo più tardi comprenderà che è destinato a fare molto di più. Con poche sequenze ci è stata mostrata la vita che Kyle avrebbe potuto avere se avesse continuato su questo sentiero.

Entra nel corpo speciale dei Navy Seals, prende parte al durissimo addestramento impartito dall'esercito.  Fisicamente diviene più massiccio e possente, sul volto da bravo ragazzo cresce una folta barba, che gli conferisce un'aria rude e selvaggia.
Una sera in un bar conosce l'amore della sua vita Tyla, interpretata da Sienna Miller, donna forte e coraggiosa che riesce a far fronte alle difficoltà che comporta l'avere un marito per mesi in guerra.
Ho trovato inverosimili le chiamate satellitari fatte tra i due durante missioni cruciali, messe lì tanto per (chissà se sono vere). 

giovedì 15 gennaio 2015

Recensione: "The imitation game"

Buon pomeriggio Whisperiani (o preferite Whispers?!), un altro esame è andato e mi sono concessa un paio di giorni di relax. Sono qui per recensirvi il primo film che ho visto in questo 2015, dal punto di vista cinematografico l'anno non poteva incominciare meglio, tutto merito di una grande pellicola diretta da Tyldum:

"The imitation Game"
Durante l'inverno del 1952, le autorità britanniche entrarono nella casa del matematico, criptoanalista ed eroe di guerra Alan Turing per indagare su una segnalazione di furto con scasso. Finirono invece per arrestare lo stesso Turing con l'accusa di "atti osceni", incriminazione che lo avrebbe portato alla devastante condanna per il reato di omosessualità. Le autorità non sapevano che stavano arrestando il pioniere della moderna informatica. Noto leader di un gruppo eterogeneo di studiosi, linguisti, campioni di scacchi e agenti dei servizi segreti, ha avuto il merito di aver decifrato i codici indecifrabili della macchina tedesca Enigma durante la II Guerra Mondiale.

Recensione (4 1/2 / 5)
Una storia da raccontare. Un uomo da ricordare.

Quella di Alan Turing è stata una delle menti più brillanti di sempre, un uomo che non ha avuto i riconoscimenti che gli spettavano, e' stato sui giornali poiché omosessuale e non perché ha salvato milioni di vite. E' stato costretto a subire umiliazioni ed ingiustizie, quando avrebbe dovuto ricevere solo gratitudine.
Questo film ha il grande merito di farci conoscere la vita di un grande genio vittima del suo tempo, di un eroe che ha vissuto nell'ombra. Per motivi di segretezza, finita la guerra, non ha potuto dire nulla riguardo la grande pagina di storia che aveva appena scritto.

Ho apprezzato il modo in cui hanno costruito la storia, riuscendo con abile maestria ad intrecciare tre linee temporali . Il film ha iniziato durante il secondo dopo guerra, quando la polizia indaga sulla misteriosa figura del matematico Alana Turing, attraverso molti flashback impariamo a conoscere l'adolescenza di un ragazzo abbandonato in un collegio e ci viene svelato il grande mistero non riportato dai manuali di storia: quest'uomo ha decifrato "Enigma", la macchina nazista che i tedeschi utilizzavano per mandarsi messaggi in codice.
In questa pellicola troviamo un  Benedict Cumberbatch nella sua forma migliore, nei suoi occhi dal taglio così particolare di un azzurro che si tinge di grigio sembrano inseguirsi i fantasmi del passato di Turing, riesce a catturare perfettamente l'essenza dell'uomo e del grande genio.
Nel cast vi è l'incantevole Keira Knightley, che come Benedict questo pomeriggio ha ricevuto la nomination per gli imminenti oscar, lei interpreta l'unica donna del team che affianca Turing ed è anche la sola che cerca di liberare Alan dalla morsa della sua solitudine.
Come decifrare una macchina se non realizzandone un'altra, in grado di riuscire dove molti uomini hanno fallito, il suo nome è "Christopher", dietro ai suoi circuiti, ingranaggi, fili, Turing tenta di riportare a lui "qualcuno" che gli era stato strappato via tanti anni prima. La sua macchina inizialmente sembra inutile, si tenta più e più volte di farla funzionare, 

domenica 11 gennaio 2015

Recensione: The Hobbit - la battaglia delle cinque armate

Scheda film
Buonasera gente, quanto mi siete mancati. Finalmente sono tornata, più carica che mai, negli ultimi mesi il blog era diventato il mio rifugio dalla quotidianità, e stargli lontano non è stato facile, ma mi ha fatto comprendere quanto io abbia bisogno di mettere nero su bianco, di parlare di libri e cinema, ogni fibra del mio corpo ha sofferto l'astinenza dal "Whisper". 
Ora basta chiacchiere, non devo pensare al fatto che tra due giorni ho un esame, e concentrarmi finalmente su una recensione per me molto importante, quella sul capitolo finale dello Hobbit: 
Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate (4/5)

Nella camera risuona la voce di Billy Boyd che canta "The last goodbey" è l'atmosfera ideale per scrivere due parole su un film, su una saga che per me significa moltissimo.
La prima volta che ho messo piede nella Terra di Mezzo avevo probabilmente dieci anni, ero a casa di un'amica che aveva il dvd, rimasi affascinata dai suoi paesaggi da sogno, con tutte quelle razze che sino a quel momento avevano semplicemente incontrato tra le pagine dei miei amati libri, ora erano lì dinanzi a me in carne ed ossa. Naturalmente ero terrorizzata dai suoi posti lugubri e pieni di pericoli, ma non avevo paura sapevo che rimanendo con la "compagnia dell'anello" non mi sarebbe successo niente. Queste erano le fantasie di una bambina, che crescendo ha imparato ad apprezzare il grande genio che si cela dietro questo straordinario mondo "Tolkien". Come può un sol uomo aver creato tutto questo?!
Una volta detto addio alla prima trilogia non credevo che a distanza di anni, durante i quali il mio amore per il cinema era cresciuto incredibilmente avrei fatto ritorno nella "Terra di Mezzo", ho passato i pomeriggi gustandomi i vlog di Peter Jackson è stato come essere un membro della sua troupe. Per tre natali di fila l'appuntamento con lo Hobbit era per me un grande traguardo: ho seguito questa seconda trilogia con il mio fidanzato. Quando siamo andati a vedere il primo film non stavamo insieme da molto, e ritrovarci ogni anno in quella stessa sala era per me motivo di gioia: noi eravamo ancora lì, insieme, a vivere una grande avventura con Bilbo e gli altri.


Indossato al cinema
Questo capitolo finale mi ha lasciata senza parole, non posso fare appello alla mia razionalità ed obiettività parlandovene, sarebbe una sfida persa in partenza.
La regia di Peter Jackson mi è piaciuta, nessuno conosce quest'universo come lui, la sua seconda casa, miglior guida in questo viaggio non poteva esserci.
Martin/Bilbo come al solito è stato impeccabile, lo abbiamo conosciuto nelle vesti di Hobbit solitario e scontroso e lo abbiamo visto divenire un Hobbit disposto a tutto per i suoi amici. Richard/Thorin (per cui ho segretamente una cotta), per ritrovare se stesso ed essere il leader di cui i nani avevano bisogno, ha dovuto combattere contro il demone dell'avidità che si era annidato in lui.
Gli elfi lasciatemi dire che sono incantevoli, la loro è una bellezza da temere, poiché dietro a quelle sembianze angeliche si cela un popolo potente che il più delle volte tiene imbrigliate le proprie emozioni, per loro sintono di fragilità. Ovviamente ci sono le eccezioni, abbiamo Legolas - personaggio che amo - e Tauriel protagonista dell'unica storia d'amore che ci farà palpitare nel corso del film (lei mi ha fatto sentire meno la mancanza di Arwen).

martedì 16 dicembre 2014

Recensione: "Il canto della rivolta - parte 1"

Buongiorno gente, ieri ho fatto l'ultimo esame per il 2014 ed oggi malgrado il nubifragio sono scesa a fare i primi regali in vista del Natale, non potevo quest'anno ridurmi al 23 dicembre. Voi avete già fatto i primi acquisti? A proposito di regali nei prossimi giorni sarà on-line un video in cui vi suggerisco idee per pensieri al quanto bizzarri ed economici.
Quest'oggi ho per voi una recensione (vi consiglio di tenere basso il volume per non sentire troppo il ronzio) che avrei dovuto montare almeno un secolo fa, però spero che possiate ugualmente apprezzare questa chiacchierata su un film molto ma mooolto atteso che però ha lasciato molti spettatori con l'amaro in bocca:
"Il canto della rivolta - parte 1"



Una cosa che ho omesso di dire nel video e che, se pure appare qualche volta, ho sentito la mancanza di Sam/Finnick sono certa avrà più spazio nella seconda parte.
Come al solito aspetto le vostre opinioni, sono certa che molti tra voi hanno letto la saga e visto i film.
Un bacioooo :D