Ester aveva riperso conoscenza, il suo cuore non avrebbe retto alla scena straziante che aveva luogo a pochi passi da lei.
Quella bambina riversa sull’asfalto era il frutto di un amore sincero, che quella stessa notte era mutato per sempre. Quando Ester si sarebbe risvegliata avrebbe visto il suo mondo ridotto ad un cumulo di macerie.
Damien con tutto il fiato che aveva in gola iniziò ad implorare aiuto in preda alla disperazione, un paio di passanti si fermarono e chiamarono i soccorsi. L’uomo scostò alcune ciocche impregnate di sangue dal volto della figlia, poi posò entrambe le mani sul petto della bambina ed iniziò a premere, non aveva mai fatto corsi di primo soccorso, mise in pratica movimenti visti e rivisti alla televisione. Non poteva rassegnarsi, non poteva credere che il suo incubo peggiore stava divenendo realtà.
- Piccola, gioia mia non lasciarmi, non posso perderti..Tu e la mamma dovete ancora mostrarmi la sorpresa- la voce trasudava di angoscia, sfumature di conforto erano incastonate tra le parole, sembrava quasi che Damien volesse rassicurare la sua bambina che sarebbe andato tutto bene, che era solo prigioniera di un brutto sogno e che presto il suo amato papà l’avrebbe salvata. La piccola Matilda però non era prigioniera dell’universo di Morfeo, lei oramai si era congedata da questo mondo. Mai più le sue risate sarebbero state la colonna sonora della vita di Damien. Mai più i suoi occhioni da cerbiatto lo avrebbero fatto cedere a qualche sua bizzarra richiesta. Mai più la sua voce squillante lo avrebbe chiamato ”Papà..”, il suono di quella parola iniziò a risuonargli nella mente, quelle quattro lettere gli scivolarono dalla mente fino a conficcarsi nel cuore come lame taglienti. Le lacrime continuarono a scendere, solcando le rughe di un volto che fino a qualche attimo prima aveva visto i suoi lineamenti rilassarsi in ampi sorrisi. La rassegnazione iniziò a farsi largo nel suo animo, la consapevolezza di averla persa gli stava consumando l’anima, le ossa, la carne.
Damien con gli occhi iniettati di dolore, il volto oramai privo di colorito, prese il corpicino della piccola e se lo portò sulla ginocchia, come quando la portava via, oramai addormentata, dalle braccia della madre e la portava nella sua cameretta. La testolina bionda l’accostò al suo petto, all’altezza del cuore, che batteva il ritmo della fine, poichè quella notte non era morta solo una bambina, ma anche un uomo. Padre e figlia non c’erano più. Damine Harmon aveva cessato di esistere, mentre cullava Matilda la sua umanità lo stava abbandonando, non poteva immaginare la sua esistenza senza di lei. Il solo pensiero che non l’avrebbe vista crescere, che non avrebbe mai provato gelosia nei confronti di uno dei suoi fidanzati, che non l’avrebbe vista passare ore sui libri, che non l’avrebbe mai accompagnata all’altare gli fece mancare l’aria. Sembrava stesse per soffocare, forse l’universo voleva farlo soccombere insieme a lei, forse qualcuno lassù si era reso conto che era troppo crudele farlo sopravvivere a lei.
Matilda aveva ancora tutta la vita dinanzi a se, doveva diventare adolescente e conoscere il primo amore, doveva diventare una donna e crearsi una famiglia e poi doveva vedere la sua folta chioma divenire argentata e poi sarebbe dovuta morire nel suo caldo letto, avvolta dall’affetto dei tanti che l’avevano conosciuta ed amata.. Ma ciò non sarebbe accaduto perchè Matilda Harmon non avrebbe avuto un futuro, sarebbe rimasta per sempre un’innocente bambina, la sua tenera bellezza infantile sarebbe rimasta impressa nella mente di tutti coloro che si erano imbattuti in quella vispa bambina di soli 7 anni che ora non c’era più.
Damien mentre avvolgeva la piccola fra le braccia tremanti, continuò a singhiozzare ed a sussurrare per l’ultima volta la ninna nanna che tante volte le aveva cantato. Il suo sguardo solleticava silenziosamente quel volto angelico, un lieve rossore ancora coloriva le gote della bambina, mentre il calore del suo corpo stava fluendo via.
Nel frattempo si sentì il rumore della sirena delle ambulanze, la prima coppia di paramedici si diresse verso Ester, l’altra verso Matilda. I soccorritori provarono a domandare qualcosa a Damien su quanto successo, ma lui sembrava non sentirli, come se fosse solo con lei, come se con quel dolce e straziante abbraccio volesse dirgli che non l’avrebbe mai lasciata. Però, la promessa che le sarebbe rimasto accanto per l’eternità non poteva più mantenerla, quello era il loro addio.
I paramedici provarono a sottrargli la bambina, ma lui li fulminò con lo sguardo, con gli occhi sembrò quasi dirgli che se avessero osato portargliela via lui non avrebbe più risposto delle sue azioni. Poi la sua espressione furiosa lasciò il posto ad una sofferente, come un folle in preda ad un delirio disse:
- Lei è ancora così piccola, guardate come dorme.. deve rimanere con me e con sua madre, non può andare da nessuna parte senza di noi.. E se si dovesse svegliare e non trovarci? - strinse quell’esile corpicino ancora di più, immerse il volto nei suoi capelli ed ispirò l’odore del suo shampoo alla fragola. - Dovete capirmi, io non posso darvela, io non posso non rivederla più..
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lunedì 13 maggio 2013
giovedì 25 aprile 2013
I Capitolo
Come si suol dire chi non muore si rivede, dopo mesi nei quali ne sono successe di tutti colori ho deciso di tornare, saltuariamente tornerò a postare qualcosa sul blog. Ora vi lascio con la bozza del primo capitolo di un racconto che ho incominciato, al momento ho buttato giù solo l'inizio in attesa di ispirazione.
Un bacio.
Damien Harmon aveva un ottimo impiego in uno degli studi legali più rinomati della città ed una famiglia meravigliosa: la sua vita era perfetta. Era il 24 agosto, il giorno del suo 34° compleanno. Al mattino la prima cosa che faceva era baciare dolcemente la guancia della moglie, Ester, che al tocco delicato di quelle labbra che tante volte aveva assaporato, si destava dal sonno per regalare al marito un buongiorno carico di passione. Appena si alzava Damien si recava nella cameretta della figlia Matilda di solo 7 anni, appoggiato allo stipite della porta la guardava dormire, ogni volta dinanzi a quella scena rimaneva senza fiato, quello era per lui lo spettacolo più bello che l’universo potesse offrirgli. A passi lenti si avvicinava al letto della sua piccola, e con un tocco leggero delle dita le accarezzava i capelli, lei a volte non si accorgeva di nulla, altre volte invece si svegliava, guardando il padre con i suoi occhietti assonnati ed un pò imbronciata perché il suo sogno era stato interrotto sul più bello, poi quell’espressione si scioglieva in un tenero sorriso. Tutti e tre insieme facevano colazione, poi Damien accompagnava Titti (la piccola quando ancora non sapeva parlare bene era solita dire di chiamarsi così) a scuola e si recava alla studio per passarvi tutta la giornata. Quella sera la famiglia Harmon stava andando in un lussuoso ristorante per festeggiare il compleanno di Damien. Erano l’incarnazione della felicità. La piccola era entusiasta del suo nuovo abito a fiori e moriva dalla voglia di rivelare al padre la sorpresa, che lei e la madre avevano in serbo per lui. La gioia aveva dipinto sui loro volti sorrisi raggianti. Gli occhi del festeggiato guardavano dallo specchietto retrovisore la figlia che con la sua vocina acuta intonava ”Tanti auguri”. Dopo aver parcheggiato scesero dall’auto, i genitori tenevano la piccola per mano sollevandola di tanto in tanto. Della musica proveniva da un appartamento e Titti, liberandosi dall’affettuosa presa di mamma e papà, si mise a correre ed iniziò a ballare per la strada. Ester raggiunse la figlia e mentre il semaforo era verde, attraversarono sulle strisce a passo di danza, poi sollevò la piccola in braccio e continuarono a canticchiare, mentre Damien aveva rallentato per godersi la scena. Nessuno avrebbe mai potuto credere che una tragedia si sarebbe abbattuta su di loro, travolgendoli come un tornando che non lascia scampo. Tutto accadde in una frazione di secondo, il tempo di un battito di ciglia.
Un’automobile le travolse passando col rosso. L’allegria svanì nel nulla, le risate lasciarono il posto ad un silenzio colmato unicamente dal suono del motore della macchina del pirata della strada, che era andato a sbattere contro la saracinesca di un negozio. Tanti sogni e progetti per il futuro si frantumarono in quella notte di fine estate. Quando Damien istintivamente ebbe il desiderio di urlare, non riuscì ad emettere alcun suono, le lacrime iniziarono a rigargli il volto, come lava rovente gli bruciarono la pelle. L’angoscia e il terrore avevano tessuto una trappola intorno al corpo dell’uomo che non riusciva a muovere alcun muscolo. Poi l’adrenalina iniziò a riversarsi nelle vene, doveva fare qualcosa. Corse verso le sue donne. La moglie fu quella che raggiunse per primo: i capelli corvini erano imperlati di sangue, il volto era privo di colorito. Damien in preda al panico iniziò ad accarezzarle la guancia, posò l’indice ed il medio all’altezza della clavicola per vedere se c’era il battito: era viva. Un’ombra di sollievo si insinuò in lui. Si inumidì le labbra con la saliva, solo dopo alcuni versi gutturali riuscì a formulare qualche parole:
- Amore, svegliati tesoro.. - la voce era un sussurro velato da un briciolo di dolcezza. Le palpebre tremanti della donna si sollevarono ed i suoi occhi marroni incrociarono quelli del marito, riuscì a dire solo una parole - Matilda.. - pronunciato quel nome richiuse gli occhi ansimando. -Ester rimani sveglia ti prego, non ti addormentare.. - il cuore di Damien aveva intrapreso una corsa furiosa, da un momento all’altro sembrava potergli uscire dal petto. -Mat.. - parlò nuovamente, come se quelle tre lettere le avesse pronunciate nel sonno. Quel viso giovane sembrava invecchiato di colpo, come se il peso di dieci anni si fosse riversato su di lei. Il tempo di un debole bacio e l’uomo fu dalla sua piccola, che dopo l’impatto era stata sbalzata più in là, si inginocchiò accanto a lei in preda ad una crisi di pianto. Appena il suo sguardo si fu posato su quell’angioletto si rese conto che la situazione era critica. Malgrado il presentimento di Damien, sembrava che Titti stesse dormendo serena, il rosso del sangue sembrava essere il residuo di un pomeriggio passato a colorare, come se si fosse macchiata con i pennarelli. L’uomo aveva paura di muovere la piccola, come se il minimo movimento potesse mandarla in pezzi. Ripeté ciò che aveva fatto poco prima, posò la mano sulla gola della figlia: ma questa volta non sentì nulla. Fu come se il suo cuore si fosse fermato come quello di Matilda, l’idea di perderla gli fece mancare l’aria: si passò una mano sulla fronte imperlata di sudore.
Un bacio.
Damien Harmon aveva un ottimo impiego in uno degli studi legali più rinomati della città ed una famiglia meravigliosa: la sua vita era perfetta. Era il 24 agosto, il giorno del suo 34° compleanno. Al mattino la prima cosa che faceva era baciare dolcemente la guancia della moglie, Ester, che al tocco delicato di quelle labbra che tante volte aveva assaporato, si destava dal sonno per regalare al marito un buongiorno carico di passione. Appena si alzava Damien si recava nella cameretta della figlia Matilda di solo 7 anni, appoggiato allo stipite della porta la guardava dormire, ogni volta dinanzi a quella scena rimaneva senza fiato, quello era per lui lo spettacolo più bello che l’universo potesse offrirgli. A passi lenti si avvicinava al letto della sua piccola, e con un tocco leggero delle dita le accarezzava i capelli, lei a volte non si accorgeva di nulla, altre volte invece si svegliava, guardando il padre con i suoi occhietti assonnati ed un pò imbronciata perché il suo sogno era stato interrotto sul più bello, poi quell’espressione si scioglieva in un tenero sorriso. Tutti e tre insieme facevano colazione, poi Damien accompagnava Titti (la piccola quando ancora non sapeva parlare bene era solita dire di chiamarsi così) a scuola e si recava alla studio per passarvi tutta la giornata. Quella sera la famiglia Harmon stava andando in un lussuoso ristorante per festeggiare il compleanno di Damien. Erano l’incarnazione della felicità. La piccola era entusiasta del suo nuovo abito a fiori e moriva dalla voglia di rivelare al padre la sorpresa, che lei e la madre avevano in serbo per lui. La gioia aveva dipinto sui loro volti sorrisi raggianti. Gli occhi del festeggiato guardavano dallo specchietto retrovisore la figlia che con la sua vocina acuta intonava ”Tanti auguri”. Dopo aver parcheggiato scesero dall’auto, i genitori tenevano la piccola per mano sollevandola di tanto in tanto. Della musica proveniva da un appartamento e Titti, liberandosi dall’affettuosa presa di mamma e papà, si mise a correre ed iniziò a ballare per la strada. Ester raggiunse la figlia e mentre il semaforo era verde, attraversarono sulle strisce a passo di danza, poi sollevò la piccola in braccio e continuarono a canticchiare, mentre Damien aveva rallentato per godersi la scena. Nessuno avrebbe mai potuto credere che una tragedia si sarebbe abbattuta su di loro, travolgendoli come un tornando che non lascia scampo. Tutto accadde in una frazione di secondo, il tempo di un battito di ciglia.
Un’automobile le travolse passando col rosso. L’allegria svanì nel nulla, le risate lasciarono il posto ad un silenzio colmato unicamente dal suono del motore della macchina del pirata della strada, che era andato a sbattere contro la saracinesca di un negozio. Tanti sogni e progetti per il futuro si frantumarono in quella notte di fine estate. Quando Damien istintivamente ebbe il desiderio di urlare, non riuscì ad emettere alcun suono, le lacrime iniziarono a rigargli il volto, come lava rovente gli bruciarono la pelle. L’angoscia e il terrore avevano tessuto una trappola intorno al corpo dell’uomo che non riusciva a muovere alcun muscolo. Poi l’adrenalina iniziò a riversarsi nelle vene, doveva fare qualcosa. Corse verso le sue donne. La moglie fu quella che raggiunse per primo: i capelli corvini erano imperlati di sangue, il volto era privo di colorito. Damien in preda al panico iniziò ad accarezzarle la guancia, posò l’indice ed il medio all’altezza della clavicola per vedere se c’era il battito: era viva. Un’ombra di sollievo si insinuò in lui. Si inumidì le labbra con la saliva, solo dopo alcuni versi gutturali riuscì a formulare qualche parole:
- Amore, svegliati tesoro.. - la voce era un sussurro velato da un briciolo di dolcezza. Le palpebre tremanti della donna si sollevarono ed i suoi occhi marroni incrociarono quelli del marito, riuscì a dire solo una parole - Matilda.. - pronunciato quel nome richiuse gli occhi ansimando. -Ester rimani sveglia ti prego, non ti addormentare.. - il cuore di Damien aveva intrapreso una corsa furiosa, da un momento all’altro sembrava potergli uscire dal petto. -Mat.. - parlò nuovamente, come se quelle tre lettere le avesse pronunciate nel sonno. Quel viso giovane sembrava invecchiato di colpo, come se il peso di dieci anni si fosse riversato su di lei. Il tempo di un debole bacio e l’uomo fu dalla sua piccola, che dopo l’impatto era stata sbalzata più in là, si inginocchiò accanto a lei in preda ad una crisi di pianto. Appena il suo sguardo si fu posato su quell’angioletto si rese conto che la situazione era critica. Malgrado il presentimento di Damien, sembrava che Titti stesse dormendo serena, il rosso del sangue sembrava essere il residuo di un pomeriggio passato a colorare, come se si fosse macchiata con i pennarelli. L’uomo aveva paura di muovere la piccola, come se il minimo movimento potesse mandarla in pezzi. Ripeté ciò che aveva fatto poco prima, posò la mano sulla gola della figlia: ma questa volta non sentì nulla. Fu come se il suo cuore si fosse fermato come quello di Matilda, l’idea di perderla gli fece mancare l’aria: si passò una mano sulla fronte imperlata di sudore.
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